ORNITOMANZIA

ORNITOMANZIA

“Hai mai pensato al principio,
a chi stese le case
_________nel verde della prateria,

a chi soffiò nelle arterie
_________di un sogno all’inizio,
a chi impresse su laccamuffa
_________la sua prole malnutrita?

Hai mai pensato ad un inizio
in cui chi c’era faceva la storia-
_________anche con una scarpa sola,
anche senza il baccalaureato
_________e l’ordine sociale,
con una concubina che sarà moglie,
_________madre di figli, poi solo ricordo?

Hai mai pensato a questo genere di passato
nel quale non ci si specchia che al mattino,
_________come nell’acqua fredda una formica,
dove spunta chi mise da parte la legna
per comprarti l’amore filiale e un tetto?
è curioso che ora dorma quell’unico iniziatore
_________ se ad ogni giorno che sorge tu esci e poggi,
_______________________________ non vista,
_________ un mattone.

Bruno Clocchiatti

LA STORIA

Associate al femminile e alla vita domestica le oche e le anatre sono gli unici esseri capaci di percorrere indisturbate i tre regni, terra, aria e acqua.

Erano le inseparabili compagne di Reitia, la divinità venerata dalle antiche popolazioni venete dell’Alto Adriatico, venivano sempre rappresentate insieme al lupo mite e alla chiave magica, e portavano in dono la capacità di attraversare i vari mondi.

Reitia abbracciava la natura, era la natura, e nulla esisteva al di là di lei, era lei la Dea del parto, dei boschi, delle acque e degli animali selvatici, era lei oltre il tempo e lo spazio, tesseva la tela della vita traendo forza da se stessa, indisturbata padrona .

  • Misure: 45 cm x 30 cm circa.
  • Peso: a partire da 1,6 Kilogrammi Circa.
  • Materiali: Fieno, Corda, Legno, Viti.
  • Prezzo di base: a partire da €200 .

Le oche sono replicabili in ogni misura e in ogni posizione.

L’ installazione di Julia Artico, Tra Terra Cielo e Acqua, è la più figurativa, in quanto rappresenta cinque oche e un violoncello costruito con paglia e fieno.
Le oche significano l’unione tra terra e acqua, lo sguardo al cielo in un equilibrio unico.
L’oca è l’animale simbolo di questa unione tra i tre elementi.
Il fieno è un materiale ormai tradizionale tra le mani di questa artista.
Con questo materiale crea una scenografia naturalistica, una poesia del tangibile, una invenzione del continuum con la propria natura, non come evocazione, quanto gioco di compenetrazione con la propria erba trasformata in immagine, alla stregua di chi lavora con la materia dei sogni e li converte in un film bucolico, in una istallazione al pari di una pastorale.
Per Artico, il giardino del convento si trasforma in un terreno di saggezza (le terreau de la sagesse ); non è un giardino filosofico né di riflessione di un esperienza spirituale, ma il posto per trasmettere una conoscenza primordiale, infantile di purezza e di gioco, una saggezza primaria del semplice sentirsi con la propria erba, col proprio fieno, convertendo alla natura una bella commedia fatta di sogni. Affinché la funzione dell’arte sia rieducarsi nella semplicità e nell’amore Francescano con sorella oca o con fratello violoncello.
Per Artico, come anche per il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, la materia è estensione di sé stessi, qualcosa che un informale come Antoni Tàpies sapeva fino dal primo momento.
“Lo spessore del corpo,  lontano dal rivaleggiare  con il mondo è al contrario l’unico modo che ho per arrivare al cuore delle cose, diventando mondo e trasformandolo in carne” dice Marleau–Ponty.
Se Tàpies utilizza qualsiasi cosa tenga in mano, un sesso, per esempio, fatto con le setole di una spazzola, in Artico il semplice fieno è la materia con la quale costruire i propri sogni.

Kosme María de Barañano Letamendía

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